MIGRANTI: essere solidali attraverso azioni concrete

MIGRANTI: essere solidali attraverso azioni concrete

400 morti nel Mediterraneo. Oggi. Di nuovo. Mentre abbiamo ancora negli occhi le immagini della storica visita del Papa a Lesbo e quelle dei bambini di Idomeni.

Le immagini di disperazione e morte che si accavallano ogni giorno, tanto da lasciare a corto di parole perché pure queste diventano ormai quasi intollerabili se non accompagnate da azioni concrete. Azioni che non devono provenire solo dalla politica nazionale e internazionale, ma su cui anche a livello locale è possibile fare la differenza e contribuire pezzo per pezzo a migliorare le cose.

Se penso a Bologna da questo punto di vista mi viene subito in mente la sua Università, quella che da più di 900 anni accoglie e ospita studenti e viaggiatori da tutto il mondo. Credo sia innanzitutto questo il primo solco in cui muoversi: la città intera come una grande Università, luogo di incontri e scambi fra culture e mentalità spesso diverse e opposte. Bologna, con il suo modo così naturale di essere sempre autentica ed empatica, può diventare punto di riferimento a livello nazionale sul tema dell’immigrazione. In tutto il territorio bolognese esistono realtà che stanno accogliendo e integrando in maniera concreta i migranti che chiedono rifugio in questo paese: li aiutano a studiare, ad imparare l’italiano e la nostra cultura, ad inserirsi nelle trame della società e del volontariato. Solo nella città di Bologna troviamo ben 33 associazioni per gli immigrati che svolgono continuamente attività dedicate all’inclusione sociale e alla creazione di legami culturali. Nel mio quartiere, San Donato, per esempio penso al progetto “Scuola delle Donne”, in collaborazione con L’Università, che promuove corsi di italiano e laboratori. Promuove socializzazione e la creazione di comunità, che rimangono uno degli antidoti più forti a quell’alienazione che produce disgregazione sociale, disagio, rischio di radicalizzazione di comportamenti e ideologie. Anche in questo modo si costruisce sicurezza. Si diffondono comportamenti e regole condivise.

Nel mandato di Virginio Merola abbiamo raggiunto poi un obiettivo importante con la chiusura del CIE di via Mattei, trasformato in hub regionale di prima accoglienza e di smistamento dei profughi e dei migranti. Una dimostrazione concreta che problemi così complessi non si risolvono con soluzioni muscolari e demagogiche, che a conti fatti non riescono a dare risposte, come appunto le detenzioni interminabili e opache nei CIE o l’istituzione di reati come l’immigrazione clandestina. Si risolvono sapendo che non esistono bacchette magiche e lavorando costantemente ogni giorno, con pazienza, come si fa in via Mattei dove magari si attirano meno le luci dei riflettori, ma si fanno funzionare le cose. Si risolvono sapendo che restare umani e non tradire i valori alla base della nostra democrazia è l’unica via che abbiamo per salvaguardare anche noi stessi.

A Bologna, a causa della nostra storia e della nostra mentalità, siamo meglio portati a comprendere e a confrontarci con ciò che arriva dall’esterno e proprio questa apertura allo scambio ci ha permesso di renderci più ricchi.
È ovvio che una città da sola non basta e che lo sforzo europeo dovrà intensificarsi ancora di più, soprattutto nei prossimi mesi, ma proprio per questo credo che Bologna debba continuare a farsi trovare pronta, dimostrandosi matura e sfruttando la sua naturale tendenza all’inclusione e alla solidarietà.

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