Quello che ho imparato (per ora) dal lavoro che faccio

Quello che ho imparato (per ora) dal lavoro che faccio

La Festa del Lavoro appena trascorsa mi ha spinto a condividere qualche riflessione sulla professione che ho scelto e su cosa mi ha insegnato per ora a proposito di questo tema fondamentale. Il lavoro è storicamente la stella polare per chiunque voglia fare politica a sinistra, per il suo valore universale come base della giustizia sociale e di una vita dignitosa e libera. È nella sostanza spesso la principale preoccupazione concreta delle persone, al di là dei dibattiti filosofici sul considerarlo un fine nobilitante o un mezzo potenzialmente e auspicabilmente superabile.

Io ho iniziato a occuparmi di risorse umane in un master che ho frequentato dopo la laurea specialistica in Scienze politiche. L’ho scelto perché dopo alcuni esami legati ad esso, ho deciso di approfondire i temi legati al cosiddetto “capitale umano” e alla sua importanza ed incidenza sul funzionamento delle aziende. Un argomento con mille potenziali sfaccettature, partendo dalla profondità di Marx, fino ad arrivare per esempio alle più recenti teorie sul rapporto tra produttività e bellezza e comodità degli spazi di lavoro.

Questi studi mi hanno portato prima a uno stage e poi al mio lavoro attuale per una società di ricerca e selezione di personale, dove dopo qualche anno ho ottenuto un contratto a tempo indeterminato. Sostanzialmente mi occupo di cercare i profili migliori per conto delle aziende o società nostre clienti. Le persone con cui ho a che fare più spesso quindi sono nella maggior parte dei casi persone professionalizzate che già lavorano da qualche anno, anche se a volte capitano anche neolaureati o, al contrario, dirigenti di azienda con esperienze  e profili molto più definiti.

Questa esperienza lavorativa per ora mi ha insegnato varie cose. A partire da quelle più pratiche e se vogliamo ormai abbastanza risapute, come il fatto che le competenze e le professioni nell’ambito dell’information technology siano sul mercato attuale e in prospettiva anche su quello futuro, quelle di gran lunga più richieste e meglio retribuite. Per arrivare ad insegnamenti più generali sul “capitale umano” contemporaneo e su come funziona nella realtà e nella pratica quotidiana il mercato del lavoro.

Questo osservatorio mi ha fatto scoprire molte professioni che non conoscevo, lavori innovativi e affascinanti, su un mercato che dal punto di vista delle nuove occupazioni è in continua evoluzione. Il mio lavoro mi permette soprattutto di conoscere aziende sempre nuove e un tessuto imprenditoriale variegato che nonostante la crisi, soprattutto nella nostra regione, ha mantenuto quelle basi di attività e vitalità per cui è conosciuto a livello nazionale ed internazionale.

Sono ben consapevole del fatto che quella con cui ho a che fare tutti i giorni è una situazione non solo geograficamente delimitata ma anche parziale, visto che il mio punto di vista è assolutamente limitato riguardo domanda e offerta e che la maggior parte delle volte io tratto con persone che già lavorano con qualifiche medio-alte, a cui le mie offerte quasi sempre consentono di migliorare posizione e retribuzione.

È ovvio che l’argomento “lavoro” e la situazione nel nostro Paese sia molto più complessa e difficile. Come lo è il fatto che anche qui nel nostro territorio si lotta contro le conseguenze delle crisi, contro la precarietà, la disoccupazione, le disparità di genere e tanto altro. Questo in uno scenario confuso anche a livello europeo e internazionale, in cui peraltro i corpi intermedi come i partiti e i sindacati perdono legittimazione e capacità di rappresentanza, per ragioni anche sociali e storiche. Alimentando un circolo vizioso in cui spesso sparisce la consapevolezza del fatto che l’isolamento aggrava sempre la condizione di ognuno.

Dal canto mio ho senza dubbio una strada ancora lunga davanti, esperienza da acquisire, aspetti da approfondire. Sono convinto però che un lavoro come quello che faccio consenta di avvicinarsi all’impegno politico, anche locale, con un approccio più pragmatico e più connesso alla realtà attuale. Anche di questo, come di tutte le mie esperienze, farò tesoro in vista del ruolo da Consigliere che mi candido a ricoprire a Bologna. Con l’obiettivo di mettere tutto a disposizione per dare risposte concrete alle persone, su ciò che è importante per i loro progetti e bisogni e per la vita di tutti i giorni.

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