La musica: #unastoriadibologna. Una storia della mia vita.

La musica: #unastoriadibologna. Una storia della mia vita.

La musica è da sempre uno dei pezzi di storia più belli della nostra città. Per i tanti bolognesi che ne sono appassionati, per la storica vivacità dei nostri locali, per i tanti grandi artisti. Per questo la mia, in questo ambito, è una storia di Bologna come tante. Una storia di amore per la musica, una di quelle passioni che ti entra dentro, per certi versi come la politica, spingendoti a dedicarle parte della tua vita.

Suono da quando ero in seconda media, quindi dall’età di 12 anni. In un certo senso ho seguito le orme di mio cugino Omar che aveva iniziato qualche mese prima di me, ma di base la passione me l’ha trasmessa da sempre mio padre, facendomi ascoltare i suoi dischi. I Beatles in particolare avrei potuto ascoltarli per ore e ore senza mai fermarmi.

Oltre al mitico gruppo di Liverpool e a una vera e propria adorazione per Paul McCartney, sono cresciuto con i Queen, i Led Zeppelin, i Deep Purple, gli Who (che arriveranno a Bologna per un concerto tra qualche mese!), i Pink Floyd, gli Yes. E tanti altri ancora come i Metallica o quel gruppo fantastico che sono i Journey. E poi col tempo ho aggiunto tanti generi e artisti, recentemente anche molto variegati tra loro: da Seal ad Adele, da John Legend a David Guetta e Michael Bublè. Se passiamo alla musica italiana invece mi piacciono molto gli Stadio e l’eccezionale Gaetano Curreri. Poi l’indimenticabile Lucio Dalla, un simbolo universale della nostra città.

Fu così comunque che a 12 anni iniziai a prendere lezioni di chitarra classica e poi elettrica, sognando un po’ e prendendo a modelli nel tempo su tutti Steve Lukather, Van Halen e Jimi Hendrix. Ho suonato in parecchie band ma due sono state le principali: i Worksheep e soprattutto i Dispaiati, con i quali abbiamo condiviso anni indimenticabili.
La formazione era composta da me alla chitarra, i miei due cugini Marco alla batteria e Omar alla voce, chitarra e synth e infine Alex al basso. Facevamo del Rock Progressivo in stile Area, King Crimson, Jethro Tull, Yes. I testi spesso provenivano da poesie e racconti del nostro compianto nonno Sergio, pittore e scrittore. La nostra canzone di punta era “Il Ragno Ludovico”.

Ho avuto modo di suonare in tantissimi locali: dall’Estragon al Covo, dal mitico Transilvania (ora Lab16) alle Scuderie. E poi tanti altri in giro per la provincia e oltre. Abbiamo suonato anche a Roma al Foro Italico e siamo andati fino in Grecia ad esibirci con i Nomadi. Anni davvero incredibili.

Attualmente purtroppo non ho un gruppo, ma nel tempo libero suono sempre. Da un po’ ho il sogno nel cassetto di scrivere un album solista di cui al momento ho solo un singolo. Dopo questa campagna elettorale chissà che non riesca a farlo a uscire..

Io sono convintissimo che la musica e l’arte in generale andrebbero insegnate fin da piccoli. Per me si è trattato, e lo è tuttora, di una valvola di sfogo incredibile, in tutti i momenti della vita, quelli più positivi e quelli più negativi. L’arte è senza dubbio una delle massime espressioni del genere umano. Il fatto che purtroppo spesso non si riesca a vivere dedicandosi esclusivamente ad essa è un gran peccato, ma non ne scalfisce minimamente il valore. Io stesso ho provato anni fa a vivere di musica, ma poi la vita prende altre strade.

L’importante è fare il possibile per agevolare chi ha questa passione, per diffonderla e farla crescere. Vorrei che la mia città facesse sempre di più e meglio per favorire i locali che vogliono fare musica dal vivo, sostenendo così anche giovani e gruppi emergenti. In generale bisognerebbe ripensare completamente la Siae e abbassare i costi che in relazione ad essa gravano sui locali. Quando si parla di “Bologna città mondiale della musica bisogna intenderlo anche in questo senso concreto e se io entrerò a far parte del Consiglio comunale metterò su tutto questo il massimo impegno.

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