Allarme Periti Industriali

Allarme Periti Industriali

Le istituzioni ascoltino allarme e Bologna sia perno di un nuovo sviluppo industriale e formativo

Intervengo oggi su un tema molto importante che mi sta particolarmente a cuore e sul quale penso si fondino le basi della ripresa economica e culturale della nostra Regione e di tutto il Paese.  

È di questa settimana l’allarme lanciato da Eugenio Sidoli, amministratore delegato di Philp Morris International, in merito alla mancanza di profili tecnici per le aziende del territorio bolognese. Ancora cinque anni, ha affermato, e quello che il sistema produce non sarà sufficiente nemmeno per la multinazionale che lui oggi dirige.

Philip Morris ha investito sul territorio bolognese 500 milioni di euro e creato più di 600 posti di lavoro con il nuovo stabilimento di Valsamoggia. Un risultato che è stato raggiunto grazie a un lavoro complesso e articolato che ha visto lavorare il mondo dell’imprenditoria fianco a fianco con istituzioni, scuola e università e che dimostra come il nostro territorio, quando vuole, sa fare sistema e anche molto bene.

A Sidoli fanno eco altre due figure molto importanti dell’impreditoria bolognese: Vacchi di IMA (200 assunzioni quest’anno e più di 2000 dipendenti a Bologna) che ammette la difficoltà di reperire personale tecnico e Valentina Marchesini che dice che, a fronte di un percorso di ingresso serio, nella sua azienda faticano a trovare periti oltre che ingegneri elettronici, informatici, meccanici e dell’automazione.

In un Paese che vede la disoccupazione giovanile aggirarsi intorno a un drammatico 35,2% e in cui la crisi economica morde ancora forte, sembra un paradosso sentire imprenditori e amministratori delegati di multinazionali importanti lamentare carenza di personale.

E quindi umilmente provo a raccogliere questo allarme, facendo alcune considerazioni personali e provando a delineare alcuni possibili azioni per il futuro.

Innanzitutto penso che i problemi riscontrati si dividano in due diversi filoni.

Il primo riguarda un argomento molto complesso che è quello dell’istruzione superiore e dell’errata contrapposizione perenne tra licei e istituti tecnici figlia di un’ideologia che voleva le future classi dirigenti fare il liceo e gli altri gli istituti tecnici e professionali in un continuo e ingiustificato dualismo tra chi usa la testa e chi le braccia. O dell’Università tramutata in un laurificio in nome del figlio dottore a tutti i costi, anche se quella non era la sua strada.

Ecco. Abbandoniamo questa mentalità e lavoriamo piuttosto per dare a tutti una solida cultura generale e un’istruzione sufficiente a fornire i necessari strumenti per interpretare la complessità di una società in grande evoluzione e di un mondo sempre più bisognoso di quegli anticorpi che solo la cultura sa fornire.

Insegniamo materie umanistiche come la storia, la filosofia, la letteratura che aiutano a crescere e formare cittadini consapevoli, completi, autonomi. Poi coltiviamo i talenti, non prima di averli fatti emergere con sapienza, valorizzando le peculiarità di ogni singolo ragazzo. Infine costruiamo le competenze.

Basi di cultura per tutti (anche il latino e il greco, perchè no!) e poi chi al tornio e chi dietro una scrivania, chi dirigente e chi impegato. Ma con la stessa dignità e con le stesse possibilità. In base al merito certo, ma ricordiamoci che non esiste merito senza uguaglianza.  

Il secondo filone riguarda gli strumenti che abbiamo a disposizione. Penso ad esempio al fatto che abbiamo un’eccellenza bolognese e non solo come l’Istituto Aldini Valeriani che potrebbe sfornare 1000 diplomati all’anno e invece si ferma ad appena 300. Anche il Preside Grillo concorda che il numero di periti è insufficiente per il sistema, e ricorda alcuni progetti che in questi anni sono stati messi in campo come ad esempio il progetto di istruzione tecnica aumentata.

L’AD Sidoli ha etichettato la scarsità di personale tecnico come un crimine contro l’umanità e ha fatto appello anche a noi istituzioni. E noi istituzioni abbiamo il dovere di occuparcene subito, perchè si tratta di un’emergenza che si svilupperà nel medio periodo, ma le cui soluzioni si costruiscono ora.

La Politica vera è programmazione, ha lo sguardo lungo, vede in anticipo i cambiamenti e prepara la società ad affrontarli.

Abbiamo un sistema bolognese solido (altrimenti non saremmo certo stati attrattivi per la Philip Morris), Bologna ha avuto maestri importanti come il compianto Giovanni Sedioli che molto ha fatto per la cultura tecnica, e tante cose abbiamo fatto: penso ai progetti messi in campo di alternanza scuola lavoro (Ducati e Lamboghini), penso alle campagne per orientamento di Unindustria e città metropolitana per la scuola tecnica, penso alla sinergia tra mondo del lavoro e mondo della scuola che nel nostro territorio esiste e va riconosciuta e preservata, ma tendendo sempre al miglioramento.

Penso quindi che dobbiamo tutti impegnarci per capire, studiare, analizzare i dati e per questo chiederò un’udienza conoscitiva assieme alla città metropolitana con i vari attori coinvolti (mondo imprenditoriale e scolastico) non solo per analizzare, studiare e approfondire i dati ma anche per capire assieme agli attori coinvolti quali strumenti mettere in campo (aumento di investimenti, sedi, laboratori, progetti innovativi?) perché Bologna sia il centro di una vera ripresa economica.

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